L’aumento dei rischi connessi al problema del riscaldamento globale sulle attività economiche e la crescente sensibilità verso le tematiche ambientali, hanno motivato diversi paesi alla definizione di azioni comuni per contrastare il cambiamento climatico.
Nel 1997 è stato definito il primo accordo multilaterale vincolante e con effetto sanzionatorio, che fissa impegni stringenti e concreti per il raggiungimento degli obiettivi definiti dalla UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), stabilizzando la quantità di GHG (gas a effetto serra) emessa in atmosfera dalle attività antropiche. Tale accordo è il Protocollo di Kyoto, sottoscritto da oltre 160 Paesi ed entrato in vigore nel febbraio 2005. Per i Paesi industrializzati, il Protocollo stabilisce l’obiettivo di ridurre le emissioni di GHG del 5,2% rispetto ai livelli del 1990, nel periodo di adempimento 2008-2012.
In particolare, l’Unione Europea ha un obiettivo comunitario di riduzione pari all’8%; tale onere si ripartisce tra i Paesi membri secondo un accordo di condivisione che per l’Italia sancisce una diminuzione del 6,5%.
Il Protocollo di Kyoto rappresenta il primo passo concreto di un difficile percorso di contrasto al cambiamento climatico.
Il raggiungimento dell’obiettivo di Kyoto è favorito da tre tipologie di “meccanismi flessibili”, ossia strumenti economici che consentono di ridurre il costo complessivo dell’abbattimento dei GHG, riducendo le emissioni dove economicamente più conveniente. Questi meccanismi si basano sul principio secondo cui i cambiamenti climatici sono un fenomeno globale, pertanto ogni riduzione delle emissioni è efficace indipendentemente dal luogo in cui avviene.
Secondo le ultime valutazioni dell’IEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia dell’OCSE), le emissioni mondiali di gas serra hanno raggiunto il loro massimo nel 2011. I dati sono riportati dal World Energy Outlook 2011, il rapporto annuale pubblicato a maggio 2012. In particolare è stato stimato che la produzione annua di gas serra ammonta a 31,6 miliardi di tonnellate. Rispetto al 2010, c'è stato un aumento del 3,2% su base annua, pari, in termini assoluti, a 1 miliardo di tonnellate di CO2.
In Italia, per effetto della crisi economica in un solo anno le emissioni sono diminuite del 6,9% (nel 2009 rispetto al 2008). Per l‟Italia sembra ora meno lontano mantenere l‟impegno del Protocollo di Kyoto, che impone di ridurre nel quinquennio 2008-2012 le emissioni medie di gas serra del 6.5% rispetto al 1990. Tuttavia gli scenari ENEA mostrano come queste tendenze decrescenti siano temporanee in assenza di interventi in grado di indurre cambiamenti strutturali del sistema energetico. Nel 2010 le emissioni nazionali stimate sono state pari a 490 milioni di tonnellate di CO2.

Emissioni di CO2 in Italia (ISPRA 2009)